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From Brazil with Love. Contaminazioni transnazionali nel fumetto (trans)femminista portoghese

Ripropongo il testo dell'intervento presentato in occasione del simposio Fumetti underground tra ricerca e festival mainstream (Biblioteca Hertziana, Roma, dicembre 2022)


Con il mio intervento vorrei proporre, pur rimanendo nella bella cornice del fumetto underground che l’organizzazione di questo evento ci ha proposto, uno spostamento. Si tratta di uno spostamento di ordine tematico, dato che il mio contributo intende focalizzarsi sull’analisi di un progetto editoriale esplicitamente guidato da un’etica transfemminista, quindi da un orientamento che non è ancora stato trattato dagli interventi dei miei colleghi. Ma si tratta anche di uno spostamento di contesto volto a sondare panorami fumettistici che poco hanno a che vedere con le glorie più o meno sotterranee del fumetto italiano o con altri ambiti culturali in cui le narrazioni grafiche ricoprono un ruolo se non centrale sicuramente importante. Il contesto che mi interessa discutere è, in particolare, quello del fumetto portoghese che, lungi dall’occupare una posizione di rilievo sullo scenario internazionale, presenta degli elementi di interesse per due ragioni principali: da un lato per la ricca (se comparata all’altrimenti scarsa produzione mainstream) scena underground e, dall’altro per gli intrecci che questa scena intesse con altre aree della produzione fumettistica lusofona. Mi riferisco, in particolare, alle sempre più frequenti influenze esercitate dal fumetto brasiliano, un fumetto che, pur non essendo tradizionalmente forte come l’historieta argentina, gode di più ampia tradizione e di più chiaro prestigio se comparato alla storica marginalità della banda desenhada portoghese. Mi pare cruciale, già in questa fase introduttoria, sottolineare come tali influenze siano da ricondurre alla recente intensificazione dei fenomeni migratori che hanno interessato il Portogallo in seguito al significativo peggioramento delle condizioni di vita nel grande paese latinoamericano causata dall’elezione di Jair Bolsonaro. Quella che è stata da più parti definita come nuova diaspora brasiliana, non ha risparmiato artisti e fumettisti che hanno scelto, spesso in ragione della comune matrice lusofona, di trasferirsi nell’angolo di Europa da cui, secoli prima, erano salpati i loro colonizzatori.  

L’obiettivo del mio contributo è evidenziare come questo (re)flusso migratorio si caratterizzi, per quanto riguarda i fumettisti della diaspora brasiliana in Portogallo, come interessante movimento postcoloniale, un movimento di ritorno in cui l’antico oggetto di “civilizzazione” e violenza diviene progressivamente soggetto portatore di innovazione e sapienza contemporanea capace di riscattare l’antico colonizzatore decaduto dal rischio di rimanere attaccato ad un conservatorismo ormai fuori tempo. Questa operazione è garantita, a mio avviso, dal contributo che gli artisti della nuova diaspora brasiliana hanno recentemente dato, a partire proprio all’area dell’underground, a una scena fumettistica (quella portoghese) altrimenti marginale e marginalizzante data la sua difficoltà a produrre narrazioni grafiche che fossero portatrici di un’etica transfemminista e femminista intersezionale, ossia capaci di una rappresentazione rispettosa e inclusiva di soggettività “dissidentes de género” (transessuali, transgender, non binary), e magari di soggettività la cui esperienza di vita come dissidenti di genere si interseca con altri processi discriminatori (razziali, classisti, basati sull’orientamento sessuale).

 

Al fine di illustrare tale contributo è però necessario offrire una breve panoramica sulla rappresentanza femminile e LGBT nel fumetto portoghese precedente all’avvento della nuova ondata migratoria brasiliana.

In uno studio del 2006 condotto da Marie Manuelle Silva e Rui Malheiro su autori, temi e tendenze della banda desenhada portoghese si sottolinea l’importanza e l’originalità della produzione per fanzine in un contesto di produzione altrimenti scarso e poco significativo. Nonostante ciò e nonostante il ruolo che le pubblicazioni underground e per fanzine generalmente rivestono nella promozione di contronarrazioni anche di tipo femminista, Silva e Malheiro si limitano a nominare un’unica fumettista e illustratrice (tra l’altro, non attiva nell’ambito femminista): l’alentejana Susa Monteiro.

 

Le cose vanno un po’ meglio in un’altra rassegna pubblicata nel 2015 da una delle voci più attive del fumetto e della critica fumettistica portoghese: Marcos Farrajota. Farrajota, artista, bibliotecario alla bdteca di Lisbona e fondatore dell’Associazione Chili Com Carne che dal 1995 è forse la piattaforma più qualificata per la diffusione del fumetto indipendente portoghese, nomina alcune autrici in un suo pezzo su comics e scena punk in Portogallo. Tra queste, Teresa Câmara Pestana e Ana Cortesão, entrambe attive nell’underground lisboeta tra gli anni 80 e 90 e promotrici di un’estetica, oltre che punk, chiaramente in linea con quella di altro fumetto underground femminista, a cui si avvicina anche in virtù di una (insolita, per il fumetto portoghese, stando sempre a quanto detto da Farrajota) pratica di chiara matrice autobiografica.  Unica e significativa differenza con il fumetto underground femminista è l’assenza, notata da Farrajota, di riferimenti alla sfera della sessualità, un’assenza che si allarga a tutto l’ambito delle fanzine punk indagato nell’articolo, in cui il sesso, le poche volte che appare, è rigidamente caratterizzato da un punto di vista eterosessuale e maschile.  

 

Il 2015 è anche l’anno in cui un altro attento osservatore del panorama fumettistico portoghese, João Machado, pubblica su MAGA. Colecção de ensaios sobre banda desenhada e afins, un articoletto in cui si fa riferimento al crescente numero di giovani donne nel prevalentemente maschile mondo del fumetto nazionale. Machado menziona quattro figure emergenti: le portuensi Joana Estrela e Moxila, la luso-cilena Amanda Baeza, e la lisboeta Hetamoé. Tra queste, la più vicina a un’ottica femminista intersenzionale capace di coniugare una narrazione debitamente situata e una chiara tensione politica per i diritti LGBT e femminili, è Joana Estrela, autrice del graphic novel Propaganda in cui si raccontano le personali avventure di volontaria presso la Liga gay in Lituania dell’autrice. La crescente preminenza di autrici nella banda desenhada portoghese è dimostrata anche dalla pubblicazione Comics for Wanderers (manco a dirlo di Chili com carne), una zine del 2016 interamente affidata a fumettiste: di nuovo, Hetamoé e Amanda Baeza, ma anche Sofia Neto e Silvia Rodrigues.

Questa brevissima panoramica ci consente di affermare che, nonostante non si possa parlare di una chiara linea femminista nel fumetto portoghese contemporaneo, è evidente la presenza di (poche ma buone) autrici che, a partire dal mondo dell’underground, sono interessate a trattare temi di caratura femminista e, in alcuni casi (vedi quello di Estrela e, prima, di Ana Cortesão), lo fanno partendo da sé, vale a dire, adottando una pratica femminista: quella della narrazione posizionata o autonarrazione (la stessa, aggiungerei, che in Italia viene ancora infelicemente deprecata, spesso solo sulla base di pregiudizi radicati o di una generale ignoranza sulle tendenze ultradecennali del racconto femminista).




Lo scenario si fa molto meno confortante una volta che si decide di avventurarsi nell’area della narrazione a fumetti su tematiche LGBT, un ambito che è chiaramente fondamentale in un’ottica transfemminista. Sempre Marcos Farrajota ha tentato, nel 2018, una panoramica della presenza di personaggi e/o autori LGBT nella banda desenhada portoghese. Sul numero #2 di Pentângulo, una pubblicazione curata da Chili com carne in partnership con Ar.Co (Centro de arte e comunicação visual) nel 2018, Farrajota afferma che “a representação da homosexualidade ou de outras sexualidades conta-se pelos dedos da mão” (la rappresentazione dell'omosessualità o di altre sessualità si conta sulle dita di una mano). L’autore menziona apparizioni sporadiche di figure a vario titolo appartenenti alla comunità LGBT senza tuttavia riuscire a soffermarsi, a causa di chiare assenze nel corpus selezionato, su significative manifestazioni di una forte etica LGBT inclusive.

 

Curiosamente, Farrajota menziona in maniera sbrigativa quello che è forse l’unico testo di rilievo per quanto riguarda il fumetto LGBT portoghese precedente all’avvento della diaspora brasiliana. Si tratta di Anarco-Queer? Queercore!, uscito per Chili com carne nel 2016 e curato da Rui Eduardo Paes, con contributi (non a caso) internazionali e, per il Portogallo, con un contributo di Hetamoé. Sebbene l’ottica femminista non sia esplicita e, come dimostra la copertina del volume, forte sia la componente fallico-maschile, il testo presenta, già a partire dalla quarta di copertina, una descrizione in cui esplicitamente si criticano i binarismi e la rigidità di genere di matrice eteropatriarcale, aprendo il volume a possibili letture transfemministe.



Anarco-Queer? Queercore!, che non a caso viene descritto nella parte finale della nota editoriale come “algo que nuca se fez em Portugal” (qualcosa che non si era mai fatto in Portogallo), è quindi pressoché l’unica pubblicazione del fumetto underground portoghese a sposare apertamente la causa LGBT, prima dell’arrivo di Sapata press.

Sapata press è il progetto editoriale ideato e curato tra 2017 e 2020 dal migrante brasiliano Ciço Silveira e citato da Marcos Farrajota come game-changer per quanto riguarda il fumetto LGBT nel paese iberico. Farrajota, che scrive il suo articolo su LGBTI+ Comix in 2018, ossia quando Sapata press era appena nata, elogia il progetto di Silveira ma si dispiace per la dimensione “troppo” underground del lavoro e per gli ancora pochi titoli pubblicati. Se la prima critica non viene smentita da Sapata press negli anni subito successivi all’articolo di Farrajota (l’editrice conserverà sempre infatti un approccio radicalmente underground dedicato alla produzione di zine con basse tirature), la seconda invece sì, dato che il catalogo Sapata press conta oggi – a fronte dei soli tre anni di vita attiva del progetto - numerose pubblicazioni di autrici e autori provenienti da vari luoghi del globo, caratterizzati dagli stili più disparati e interessati a varie tematiche. Esiste tuttavia in Sapata press una chiarissima linea editoriale che ha determinato una altrettanto chiara selezione dei testi.

 

Ho riprodotto nella slide una traduzione della descrizione, già in sé piuttosto soddisfacente, con cui Sapata press si presenta nel proprio sito. Riassumendo e commentando l’autopresentazione di Sapata: da un lato è chiaro che il primo criterio per la selezione dei lavori da includere nel catalogo è l’appartenenza di artiste e artisti all’area della lusofonia (ossia dei paesi del mondo che parlano portoghese a seguito della colonizzazione subita dal paese europeo); dall’altra, il secondo criterio è l’interesse a contribuire con il proprio lavoro artistico a una causa comune, che è quella del femminismo intersezionale, vale a dire di quel tipo di femminismo che, riconoscendo l’impossibilità di far ruotare attorno alla riduttiva ed escludente categoria di “donna” le proprie lotte, lavora per la costruzione di una soggettività politica comune ma intrinsecamente multipla, cioè aperta all’intervento di soggettività trans e al sostegno di altre battaglie per l’eradicazione delle disuguaglianze. Il minimo comune denominatore linguistico ed etico produce, in Sapata Press, un interessante risultato: una nuova celebrazione della lusofonia (lusofonia che è il risultato, lo ricordo ancora una volta, della violenza operata in ambito coloniale) e della sua plurivocità, questa volta in chiave non gerarchica, transfemminista e, quindi, eminentemente inclusiva. Laura Lopez Casado, in un interessante articolo intitolato “A fanzine feminista e queer como fronteira habitada” (la fanzine femminista e queer come frontiera abitata), ha parlato di Sapata Press come di un luogo di ibridazioni e contaminazioni a tutto tondo. E ha fatto bene, come dimostra anche solo una veloce panoramica sul catalogo dell’editrice.

 

Molte sono le autrici/autori brasiliane che Sapata press porta in Portogallo per introdurre rappresentazioni grafiche e a fumetti su vari temi legati a più fila al femminismo intersezionale. As bruxas de Blergh (le streghe di Blair), affronta ad esempio il tema dell’attivismo femminista e della marginalizzazione di chi lo pratica affidandosi a un approccio satirico (tipico del fumetto brasiliano) e alla cara e vecchia simbologia della stregoneria. Altre autrici e autori brasiliani come Aline Lemos, Raquel Vitorelo, Ellie Ireneu e lo stesso Ciço Silveira propongono poi rappresentazioni e autorappresentazioni su temi come la bisessualità, il non-binarismo di genere, il disconoscimento di soggetti trans da parte della famiglia di origine o la difficoltà della migrazione per soggetti discriminabili anche sulla base del genere. Ma Sapata press ospita e promuove anche artiste di altre provenienze: è il caso di Francisa Nzenze e del collettivo di donne angolane “Angolas naturais e amigos” che hanno collaborato alla realizzazione dell’opera “A Kindumba da Ana”, un elogio grafico al capello naturalmente crespo. Oppure è il caso delle numerose autrici portoghesi che hanno arricchito il catalogo Sapata Press. Una di queste è la precedentemente menzionata Joana Estrela, autrice per Sapata di Os vestidos do Tiago (un libro illustrato sull’esperienza transgender in fase infantile) e del manuale d’istruzione per lesbiche Como dizer a uma rapariga que gostas dela (come dire a una ragazza che ti piace). Ma ci sono anche la performer transessuale Aurora Pinho, che offre con Apocalypse una narrazione posizionata su alcune sue personali esperienze di transizione e Dois Vês che, con Sensui, accompagna il lettore in un universo liquido dominato dal paradigma, semanticamente rilevante in un’ottica transfemminista, della fluidità.

L’operazione di Sapata Press, alla luce di quanto finora detto, si costituisce quindi come volta alla creazione di spazi d’espressione precedentemente inesistenti o scarsi per narrazioni a vario titolo posizionate all’interno del mondo transfemminista. In altre parole, l’editrice ha contribuito, per quanto riguarda il contesto del fumetto underground portoghese, all’apertura di quelli che la più importante esponente del femminismo nero brasiliano, Djamila Ribeiro, ha chiamato “lugares de fala”, ossia luoghi in cui anche chi non si riconosce nel dominante discorso eteropatriarcale può liberamente esercitare le proprie capacità creative e comunicative. 

Tali luoghi non sono solamente le piattaforme editoriali offerte da Sapata Press stessa, ma possono e devono essere interpretati anche come un generale sistema di influenze che, attraverso collaborazioni e sdoganamenti retorici, Sapata Press ha saputo in parte costruire. Ne sono dimostrazione i ripetuti cameo di Ciço Silveira nei numeri annuali di Pentângulo pubblicati da Chili com carne in cui l’ideatore di Sapata Press denuncia il razzismo sistemico subito dai migranti (e dalle migranti in particolare) brasiliani in Portogallo.




 

Altro importante esempio delle felici ripercussioni avute, presumibilmente, dal lavoro di Sapata Press è un lungo pezzo pubblicato da Tiago Baptista sul numero tre di Pentângulo, uscito nel 2019. Nel pezzo, a prima vista un classico esempio di fumetto underground in cui si discute di musica punk e politica, quello che è generalmente il ruolo affidato a personaggi di genere maschile viene sorprendentemente ricoperto da tre donne impegnate a disquisire sul disco dei Flux of Pink IndiandsThe Fucking Cunts Treat Us Like Priks. A uscire chiaro e tondo dal fumetto, in cui a sorpresa campeggia addirittura il termine “intersezionalità”, un tutt’altro che semplice messaggio a favore della libertà dei corpi dalle imposizioni eteropatriarcali relative al genere. Ulteriori ricerche avranno il compito di confermare la crescente presenza anche in altri ambiti della produzione fumettistica underground del paese lusitano di personaggi, tematiche e di quell’estetica transfemminista che senza le produttive contaminazioni migratorie che dal Brasile hanno portato anche nella periferia d’Europa una nuova sensibilità per la rappresentazione intersezionale sarebbero forse ancora lungi dall'essere prodotte.

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